viernes, 19 de febrero de 2010

IL MARKETING VINCENTE DEL PRODOTTO ITALIANO
















vestito di max mara...mi piace molto!!

Sul discorso relativo al marketing di un prodotto, gli italiani sono molto piú bravi di noi spagnoli a commercializzarlo, pur avendo entrambi prodotti similari e competitivi.
I prodotti italiani sono sempre stati identificati con il loro propietario, cioé, dietro al prodotto c'era sempre il titolare dell'azienda che spendeva la sua immagine e la sua credibilitá, cosa che oggi non avviene piú per il fatto che a guidare le aziende non sempre si trovano i propietari, ma per lo piú consigli di amministrazione ed amministratori delegati, il piú delle volte spregiudicati nel loro modo di agire e che talvolta per la smania di successo immediato ottengono un risultato opposto, anziché far apprezzare un prodotto lo fanno detestare.
Un tempo era prassi che i capostite delle famiglie industriali piú importanti, bramosi di arrivare al successo e di conseguenza ad avere denaro e potere, spendessero la loro capacitá inventiva e la loro professionalitá per ottenere prodotti sempre piú nuovi e di qualitá e lavorassero con tenacia per arrivare con orgoglio a raggiungere l'apprezzamento sociale del loro marchio.
Oltre alle famiglie industriali tradizionali c'erano anche persone con spirito di iniziativa e grande etica lavorativa che riuscivano a crearsi un marchio dal nulla ed a buttarsi sul mercato con il proprio prodotto, erano forti della loro creativitá e professionalitá imparata nel corso della loro vita lavorativa e talvolta ancora partendo completamente da zero creando direttamente da loro il prodotto vincente e confidando anche nella buona sorte.
Marchi famosi ed oggi storici erano tra loro in competizione ed in concorrenza nei piú svariati settori, dagli Agnelli ai Lancia, dai Piaggio ai Macchi o ad Augusta nell'aeronautica, dai Barilla ai De Cecco nella pasta e cosí via, si potrebbe compilare una lunghissima lista per finire alla moda con Giorgio Armani o Versace, Cavalli o Ferré o il duo Dolce e Gabbana e cosí dicendo.
Quando il prodotto non veniva identificato con una famiglia di industriali bastava indicare il luogo di provenienza o di fabbricazione come ad esempio per il prosciutto crudo di Parma od il formaggio Parmigiano Reggiano, il tartufo di Alba od il pesto alla Genovese, le piastrelle di Sassuolo piuttosto che il vetro soffiato di Murano (Venezia).
Si é creato in tutto il mondo il convincimento che il prodotto italiano fosse un prodotto di qualitá e di ottima rifinitura, un prodotto per il quale valeva la pena spendere anche un po' di piú perché il riconoscimento ed il suo apprezzamento sia nel privato che nel pubblico sarebbe stato garantito.
Tutto ció ha peró subito dei contraccolpi con l'avvento della globalizzazione in virtú della quale si poteva fabbricare un prodotto direttamente in un paese straniero, usufruendo della bassa mano d'opera locale, per poi essere di nuovo messo sul mercato con il marchio "made in Italy", ingannando sulla vera provenienza del prodotto.
Oggi il successo di immagine che l'Italia ha saputo ottenere attraverso il suo marchio viene salvato o con la DOPG sui prodotti alimentari (denominazione di origine protetta e garantita) o con l'obbligo della fabbricazione in Italia di al meno parte del prodotto e del suo assemblamento, se si vuole usufruire del marchio "made in Italy".
Il successo che ha ottenuto l'Italia col suo marchio potrebbe essere raggiunto anche da altri Paesi purché le ricette siano sempre le stesse: inventiva e qualitá del prodotto e tanta tanta passione. Ricetta valida a livello globale.
Altra via per riuscire a imporre il proprio prodotto, giá adoperata sopratutto dai Catalani, sarebbe quella di italianizzare i nomi aziendali, per dare piú "charme" o incanto alla presentazione del prodotto; e come sempre poi occorre che abbia grandi capacitá di vendita la persona incaricata di rappresentare il prodotto, quindi abbia perseveranza, gentilezza, educazione e tanta arte persuasiva nonché un prodotto di qualitá.
Buon lavoro!!!

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